la tarda mattinata, il sole orizzontale alla finestra aperta, nessuna lettera sotto la porta, già una brutta notizia,
eco di tacchi nel corridoio stretto, viva l'italia e canta anche il cane del vicino, freddo in mutande, dove cazzo vanno a quest'ora tutti, l'alito che puzza di vino
tenere una porta aperta, un pensiero che accende il dispiacere, la storia è già chiusa,
la scarpa sparita e quel cane prima o poi, la fame rinviata
all'ora di mangiare, le scale da scendere una volta tanto, il solito appuntamento, la tavola rotonda,
il rimprovero e l'umiliazione, dimostrare chi comanda,
gli spaghetti o la verdura, il telegiornale e il giornale sulla televisione,
la copia di qualcuno, le espressioni finte, il duro lavoro, l'introspezione,
i tanti impegni, la giornata vuota, gli amici di sempre, le amicizie degne di nota, i rapporti mai evoluti, l'acqua, e il vino basta per un po, le promesse disattese, sempre le stesse cose, l'africano e i campi rom, il governo in allarme,
la gente nelle piazze, la coscienza che dorme, freud, edipo, shakespeare a memoria, il teatro ucciso, il pubblico pagante, gli applausi e la gloria,
i tanti impegni, la giornata uggiosa, il talento sprecato, la solitudine e si fa sera
il caffè delle cinque, la sigaretta che non ho fumato, la testa che gira, la camminata al bar, le stesse case e la stessa scuola, lo stesso scenario, la replica del film, uno scenografo svogliato,
i cantautori, Einaudi al pianoforte, i modena city ramblers, la locomotiva, capire Battiato, la cena senza fame, i personaggi di de carlo, uccelli da gabbia e da voliera, la televisione snobbata, e sai che sovversivo, ancora la notte prima, ancora la fatica a chiudere quella dannata porta, sbattendola l'ultima volta che me ne andai devo averla rotta.
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